
Il 17 novembre è la Giornata mondiale della prematurità – World Prematurity Day. Quale la relazione tra parto prematuro e salute orale. La parola agli esperti.
La salute orale della futura mamma gioca un ruolo importante durante la gravidanza. In particolare, la malattia parodontale — un’infiammazione dei tessuti che sostengono i denti — può favorire un aumento delle sostanze infiammatorie nel sangue.
Questi mediatori infiammatori possono raggiungere la placenta e contribuire a un maggior rischio di parto prematuro o di rottura anticipata delle membrane- spiega il dottor Massimiliano Rea Odontoiatra presso Poliambulatorio ErrEsse di Ferrara.
Per questo, prendersi cura delle gengive prima e durante la gravidanza non è solo una questione estetica, ma una vera misura di prevenzione materno-fetale

(Dott. Massimiliano Rea)
Le statistiche suggeriscono che, nel caso delle donne con malattie parodontali in gravidanza, è sette volte più probabile che nasca un bambino precoce e sottopeso. Studi e ricerche
La letteratura scientifica è molto consistente: diversi studi osservazionali hanno rilevato una correlazione forte tra infiammazione gengivale e complicanze ostetriche.
La presenza di parodontite- prosegue l’esperto- aumenta la produzione di prostaglandine e citochine, molecole che possono indurre contrazioni precoci o influenzare negativamente lo sviluppo del feto.
Numerose ricerche segnalano un rischio incrementato fino a sette volte di parto prematuro o basso peso alla nascita nelle donne non trattate per la malattia parodontale.
Trattare l’infiammazione gengivale durante la gravidanza — in modo sicuro e con protocolli dedicati — può ridurre questo rischio.

Parto prematuro e Sindrome delle apnee notturne: quale correlazione
Le donne che già soffrono di apnee notturne (OSAS) prima della gravidanza — o che sviluppano russamento e pause respiratorie durante la gestazione — presentano un rischio maggiore di complicanze, tra cui ipertensione, preeclampsia (aumento della pressione e comparsa di proteine nelle urine) e parto prematuro. Le apnee frammentano il sonno- spiega il dott. Rea- e abbassano l’ossigenazione del sangue. Questo stato di ipossia intermittente aumenta la produzione dei mediatori dell’infiammazione (come nella parodontite) e può ripercuotersi sulla placenta e sulla crescita fetale, favorendo un travaglio anticipato.
La gravidanza stessa può peggiorare l’OSAS a causa dell’aumento di peso, degli ormoni e delle variazioni anatomiche delle vie aeree.
Nei bambini nati prematuri c’è un rischio aumentato di sviluppare una sindrome delle apnee notturne?
I bambini nati prematuri presentano una probabilità più alta di sviluppare disturbi respiratori del sonno rispetto ai nati a termine. Le ragioni principali sono le vie aeree più piccole e meno rigide; maggiore incidenza di problemi neuromuscolari; immaturità del sistema nervoso centrale; più frequenti episodi di apnea centrale nelle prime settimane di vita. Questo non significa che tutti i bambini prematuri svilupperanno OSAS, ma che il rischio è statisticamente più elevato e merita monitoraggio e attenzione clinica.

Come viene trattata l’apnea nelle donne gravide? E nei bambini nati prematuri? Tutte le indicazioni utili:
Nelle donne in gravidanza, il trattamento dev’essere personalizzato e rispettare la sicurezza del feto. Le misure più utilizzate sono: monitoraggio dei sintomi e della saturazione notturna; gestione del peso e della postura del sonno; utilizzo di CPAP nei casi moderati o gravi, considerata sicura in gravidanza; valutazione delle vie aeree da parte di specialisti: pneumologo, otorino e odontoiatra esperto del sonno.
Nei bambini prematuri, invece, le apnee sono spesso di tipo “centrale”, cioè legate all’immaturità del sistema respiratorio. I trattamenti possono includere: monitor cardiorespiratori in ospedale; posizionamento corretto durante il sonno; CPAP (ventilatori non invasivi) nei casi più complessi. MAD (Dispositivo di avanzamento mandibolare) , nei casi lievi e moderati. Ogni intervento viene calibrato in base all’età gestazionale e alla maturità polmonare.

Cosa succede quando il bambino smette di respirare?
Nel neonato, soprattutto prematuro, lo stop respiratorio dura in genere pochi secondi e spesso è seguito da una ripartenza spontanea. Durante l’episodio possono verificarsi: calo della saturazione di ossigeno; rallentamento del battito cardiaco (bradicardia); lieve cambio di colore della cute. Per questo gli ospedali utilizzano monitor sensibili che rilevano immediatamente ogni sospensione del respiro.

Quali sono gli effetti a lungo termine delle apnee notturne nei neonati?
Nella maggior parte dei casi- conclude l’esperto- le apnee dei prematuri tendono a risolversi entro poche settimane o mesi, man mano che il sistema neurologico matura.
Tuttavia, se persistono o se il bambino sviluppa OSAS nei primi anni di vita, possono comparire alcuni effetti a lungo termine: disturbi del sonno; maggiore irritabilità; difficoltà di concentrazione più avanti nell’infanzia; problemi di crescita in caso di ipossia ricorrente; sviluppo più probabile di OSAS in età pediatrica. La buona notizia è che una diagnosi precoce e un follow-up regolare permettono di prevenire complicazioni e garantire un percorso di crescita sereno.
Scopri di più da Gazzetta dell'Emilia Romagna
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.












