
Dal Terminal Terre d’Argine Innovation Lab una riflessione che va oltre tecnologia e intelligenza artificiale: quale posto avrà ancora il fattore umano nell’economia di domani?
Di Loredana Mendicino
CARPI – Ci sono città che sembrano custodire una memoria silenziosa. Carpi è una di queste.
Basta attraversarne le strade in una mattina qualsiasi per percepire ciò che resta di una stagione irripetibile: i capannoni che hanno accompagnato il miracolo del tessile, le aziende nate nei garage, le famiglie che hanno trasformato il lavoro in identità collettiva. Qui l’innovazione non è mai arrivata dall’alto. È sempre nata dal basso, dall’intuizione concreta di chi doveva risolvere un problema prima ancora di immaginare una teoria.
E forse è proprio per questo che l’incontro ospitato al Terminal Terre d’Argine Innovation Lab non è stato soltanto un convegno sulla trasformazione digitale.
La domanda che aleggiava nella sala era molto più profonda.
“Che cosa accade a una comunità fondata sul saper fare quando il lavoro viene progressivamente ridefinito da algoritmi, intelligenza artificiale e automazione? Quale spazio rimane all’esperienza, all’intuizione, alla creatività umana?”.
Sono interrogativi che riguardano tutti: l’imprenditore che investe in nuove tecnologie, il professionista che osserva cambiare la propria professione, lo studente che si affaccia a un mercato del lavoro sempre meno prevedibile e persino chi pensa che la rivoluzione digitale sia qualcosa di distante scopre, spesso senza accorgersene, che essa è già entrata nella quotidianità.
È da queste premesse che ha preso forma “Carpi Digitale”, il confronto promosso da Skybackbone Engenio all’interno del nuovo polo dedicato all’innovazione inaugurato lo scorso aprile.
Ad aprire l’incontro è stato il sindaco Riccardo Righi, che ha definito il Terminal uno spazio strategico per favorire l’incontro tra imprese, giovani, professionisti e istituzioni. Un luogo che nasce con l’ambizione di diventare laboratorio permanente di idee in un territorio che, da decenni, misura il proprio futuro sulla capacità di reinventarsi.
Una capacità che appartiene anche alla storia di Skybackbone Engenio e del suo fondatore Giuseppe Nale.
Ripercorrendo le tappe della propria esperienza professionale, Nale ha ricordato come già nella metà degli anni Novanta il suo gruppo di lavoro sviluppasse per Sony Italia sistemi avanzati di gestione digitale dei dati attraverso Internet, anticipando modelli che oggi riconosciamo come parte integrante dell’universo cloud.
Non è un dettaglio secondario.
Perché dimostra che il rapporto tra Carpi e innovazione tecnologica non nasce oggi, con l’intelligenza artificiale, ma affonda le proprie radici negli anni in cui il distretto manifatturiero aveva bisogno di strumenti sempre più sofisticati per organizzare produzione, logistica e processi aziendali.
In altre parole: la tecnologia è cresciuta qui perché esisteva una domanda reale proveniente dall’economia reale, una lezione che conserva tutta la sua attualità.
Nel dibattito è emersa infatti una convinzione condivisa: l’innovazione non coincide con la tecnologia bensì la precede.
Gianni Previdi, autore di “Logoi dell’Innovazione” – Contro la trappola del “si è sempre fatto così”, ha invitato a considerare il cambiamento come un fatto culturale prima ancora che tecnico. Nessun software, per quanto evoluto, può produrre innovazione se rimane imprigionato dentro modelli mentali incapaci di mettersi in discussione.
È una riflessione che tocca da vicino il cuore stesso del sistema produttivo emiliano. La sfida non consiste nel sostituire una tradizione manifatturiera che ha generato benessere e competenze. Consiste nel permetterle di dialogare con il nuovo senza perdere la propria identità.
Da un’altra prospettiva, Stefano Bergonzini, giornalista e autore di “Potere Social”, ha spostato l’attenzione sul rapporto tra tecnologia e comunicazione.
Per anni abbiamo considerato le piattaforme digitali strumenti al servizio delle persone. Oggi la domanda appare più complessa: siamo ancora noi a governare gli strumenti o stiamo progressivamente adattando il nostro modo di pensare alle logiche degli strumenti stessi?
È probabilmente questo il nodo centrale dell’epoca che stiamo vivendo.
L’intelligenza artificiale promette efficienza, gli algoritmi promettono velocità e le piattaforme promettono connessioni infinite. Ma il rischio è dimenticare che il valore non nasce dalla tecnologia, nasce piuttosto, dalle persone che la utilizzano.
Per questo ha colpito una delle osservazioni formulate da Giuseppe Nale durante il confronto:
“Le idee migliori non nascono dietro una scrivania, ma in spazi relazionali come il Terminal.”
Una frase che potrebbe apparire semplice e che invece contiene una verità spesso trascurata.
Nessun algoritmo genera da solo una visione e nessuna infrastruttura cloud produce creatività, esattamente come nessuna intelligenza artificiale sostituisce completamente il confronto umano da cui nascono intuizioni, relazioni e progetti.
Al termine dell’incontro, mentre i partecipanti continuavano a discutere davanti al rinfresco conclusivo, la sensazione era che il vero tema della giornata non fosse la tecnologia. Era l’uomo.
Il Terminal Terre d’Argine Innovation Lab nasce certamente come luogo dedicato all’innovazione. Ma il suo valore più grande potrebbe essere un altro: ricordare che ogni trasformazione tecnologica, per essere davvero utile, deve restare al servizio della persona.
Il futuro può anche parlare il linguaggio degli algoritmi, ma continuerà ad avere bisogno di coscienze capaci di guidarli.
Ma forse il segnale più interessante è che le riflessioni nate tra le mura del Terminal Terre d’Argine Innovation Lab non sono destinate a rimanere confinate entro i confini della città.
Martedì 16 giugno quel dialogo tra innovazione, intelligenza artificiale, impresa e capitale umano approderà infatti anche sul piccolo schermo, Luca Bulgarelli sarà ospite di “Notizie Oggi”, la rassegna stampa nazionale in onda su Canale Italia e condotta in studio tutti i martedì e giovedì da Gianluca Versace.
Non si tratterà soltanto di raccontare un evento. La vera posta in gioco è un’altra. Portare nel dibattito nazionale le domande emerse a Carpi. Domande che riguardano tutti noi.
Come cambierà il lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale? In che modo le imprese potranno continuare a generare valore senza smarrire la propria dimensione umana? Chi guiderà davvero il cambiamento: l’uomo o gli algoritmi che lui stesso ha creato?
Temi che toccano il cuore del sistema produttivo italiano e che proprio da uno dei distretti industriali più significativi del Paese si candidano oggi a entrare nella discussione pubblica nazionale.
Perché quando una comunità che ha costruito la propria storia sul lavoro, sull’ingegno e sulla capacità di reinventarsi decide di interrogarsi sul futuro, vale sempre la pena ascoltare ciò che ha da dire.
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