di Loredana Mendicino
Il 23 agosto Kateryna Buzhynska in concerto. Una serata che racconta come tradizioni diverse possano incontrarsi senza perdere la propria identità
RICCIONE – Integrarsi significa entrare davvero nella società che si è scelta, rispettandone regole, abitudini civili e principi di convivenza. Ma questo non significa dimenticare da dove si viene. Al contrario, le proprie tradizioni possono diventare un valore aggiunto, qualcosa da condividere e far conoscere senza trasformarle in un modello da imporre.
È forse proprio questo il significato più interessante della serata in programma il 23 agosto a Riccione, alla vigilia della Festa dell’Indipendenza dell’Ucraina: un incontro tra culture diverse attraverso musica, cucina, memoria e tradizioni.
Protagonista musicale dell’evento sarà Kateryna Buzhynska, cantante e mezzosoprano ucraina, insignita nel suo Paese del titolo di Artista del Popolo dell’Ucraina. L’artista si esibirà dal vivo con alcuni brani del proprio repertorio in una serata dedicata alla ricorrenza nazionale che l’Ucraina celebra il giorno successivo.
Il 24 agosto ricorrono infatti 35 anni dalla proclamazione dell’indipendenza dell’Ucraina. Nel 1991 il Parlamento ucraino adottò l’Atto di dichiarazione d’indipendenza dall’Unione Sovietica, scelta successivamente confermata dal referendum popolare del 1° dicembre dello stesso anno.
A Riccione, però, la ricorrenza sarà raccontata soprattutto attraverso la cultura.
Ad ospitare l’iniziativa sarà la trattoria ucraina Palyanytsya, nata da un progetto familiare. La titolare è la giovane Kristina Shevchuk, che ha avviato l’attività insieme alla madre Rehina Yakymchuk.
Ed è proprio dal nome scelto per il locale che emerge una delle storie più curiose.
La palyanytsya è un pane tradizionale ucraino, ma il termine possiede anche una particolarità linguistica: la sua pronuncia è difficilmente riproducibile in modo corretto da molti russofoni ed è stata utilizzata nel tempo come una sorta di segno di riconoscimento linguistico, quello che tecnicamente viene definito uno shibboleth.

Una semplice parola, dunque, ma capace di contenere molto di più: lingua, appartenenza, memoria e identità.
È anche questo il senso del percorso intrapreso da Rehina e Kristina. Costruire una nuova vita in Italia rispettando pienamente il Paese nel quale hanno scelto di vivere, senza però cancellare le proprie origini.
Perché integrarsi significa aderire alla società che accoglie, rispettarne le regole e imparare a dialogare con la sua cultura. Allo stesso tempo, ciò che si porta con sé dal proprio Paese può diventare conoscenza da offrire.
Una ricetta, una lingua, una canzone, una tradizione possono così trasformarsi in strumenti di incontro.
Non per sostituire la cultura del luogo che accoglie, ma per aggiungervi qualcosa.
È questa la differenza tra imposizione e scambio: due culture possono incontrarsi, comunicare e conoscersi senza necessariamente confondersi. Ciascuna conserva la propria identità, ma dall’incontro può nascere qualcosa in più.
La storia familiare di Rehina e Kristina racconta anche questo passaggio generazionale: le proprie radici possono essere trasmesse ai figli insegnando contemporaneamente il rispetto del Paese nel quale si è scelto di costruire il proprio futuro.
Ed è proprio la tradizione gastronomica ad affiancare la musica nella serata del 23 agosto. I piatti della cucina ucraina diventeranno un altro modo per raccontare il Paese: perché dietro una ricetta non ci sono soltanto ingredienti, ma territori, consuetudini familiari e gesti tramandati da una generazione all’altra.
Sul palco, invece, sarà la voce di Kateryna Buzhynska a raccontare l’Ucraina attraverso la musica. Tra i brani annunciati figurano Ucraina siamo noi e Come nella nostra Ucraina, in un programma pensato per accompagnare la vigilia della ricorrenza nazionale.
Musica e cucina diventano così due linguaggi diversi ma complementari.
E forse l’immagine più significativa della serata sarà proprio questa: una tradizione che arriva da lontano e sceglie di farsi conoscere, non di sostituirsi a quella che trova.
Perché l’integrazione più riuscita non cancella le differenze e non le trasforma in muri. Le mette in comunicazione.
Il 23 agosto, a Riccione, a raccontarlo saranno una voce, alcune canzoni, un pane dal nome difficile da pronunciare e la storia di una famiglia che ha scelto di costruire il proprio futuro in Italia portando con sé una parte della propria cultura.





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