
Giornata europea e settimana mondiale degli antibiotici 2025: le conseguenze più concrete dell’antibiotico-resistenza sulla vita quotidiana delle persone
A cura della Dott.ssa Laura Mazzotta specializzata in Igiene e Medicina Preventiva, Nutrizione clinica ed esperta di Medicina Estetica presso Poliambuatorio Aesthe Medica di Ferrara.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ogni anno organizza la World AMR Awareness Week – WAAW, la Settimana mondiale sull’uso consapevole degli antimicrobici che si tiene dal 18 al 24 novembre.
L’antibiotico-resistenza rappresenta oggi una delle più grandi e sottovalutate minacce alla salute pubblica globale. Per decenni gli antibiotici hanno rivoluzionato la medicina, salvando milioni di vite e rendendo gestibili infezioni un tempo potenzialmente mortali. Ma proprio questo successo ha portato a un eccesso di fiducia e a un uso talvolta disinvolto di questi farmaci, sia nella medicina umana che veterinaria. Il risultato? I batteri stanno diventando progressivamente più resistenti, imparando a eludere i meccanismi d’azione delle molecole che dovrebbero eliminarli. È un processo naturale, ma accelerato in modo preoccupante dalle nostre abitudini e dal modo in cui utilizziamo gli antibiotici.
Per molte persone l’antibiotico-resistenza sembra un problema distante, quasi astratto, qualcosa di cui si occupano ricercatori e ospedali. In realtà riguarda tutti noi: genitori, lavoratrici, studenti, anziani. Ogni volta che assumiamo un antibiotico senza reale necessità, o interrompiamo la terapia troppo presto, contribuiamo — senza volerlo — a rendere i batteri più forti. E questo può avere un impatto concreto sulla nostra vita quotidiana: infezioni che durano di più, terapie che non funzionano, ricoveri più frequenti e interventi chirurgici più rischiosi.
L’autunno e l’inverno, con la loro maggiore incidenza di malattie respiratorie, sono periodi in cui il tema diventa ancora più attuale. Distinguere ciò che è virale da ciò che è batterico, sapere quando consultare un medico, evitare l’automedicazione: sono tutti aspetti fondamentali per proteggersi.

Che cosa significa davvero “antibiotico-resistenza”? Perché dovremmo preoccuparcene oggi?
L’antibiotico-resistenza non è altro che la capacità sviluppata dai batteri di sopravvivere a farmaci progettati per ucciderli. Questo non significa che il nostro organismo diventi resistente, ma che i microrganismi imparano a proteggersi, mutando o acquisendo geni che li rendono insensibili all’antibiotico. È un fenomeno antico quanto la vita stessa, parte dell’evoluzione naturale dei batteri. Tuttavia, ciò che rende preoccupante il contesto attuale è la velocità con cui questa resistenza sta aumentando, un ritmo molto più rapido rispetto alla scoperta di nuovi antibiotici.
Perché succede? Perché gli antibiotici sono stati utilizzati troppo e, soprattutto, male. Prescrizioni eccessive, terapie incomplete, uso improprio in ambito veterinario e agricolo, automedicazione: tutto questo ha creato pressione selettiva sui batteri, favorendo la sopravvivenza dei ceppi più resistenti. Oggi ci troviamo ad affrontare infezioni che un tempo si curavano facilmente e che ora richiedono terapie più lunghe, più invasive o, nei casi peggiori, prive di alternative efficaci.
La preoccupazione non è teorica: secondo l’OMS, l’antibiotico-resistenza è già responsabile di centinaia di migliaia di morti ogni anno, e il numero è destinato a crescere. Dovremmo preoccuparcene perché riguarda problemi molto concreti: una cistite che torna più spesso e risponde meno, un’infezione cutanea più difficile da trattare, un mal di gola che non migliora con il primo ciclo terapeutico. La minaccia non è futura, è già presente. Capire la differenza tra virus e batteri, non chiedere antibiotici “per sicurezza” e fidarsi della valutazione del proprio medico sono strategie fondamentali per proteggere la salute di tutti.
Quali sono le conseguenze più concrete dell’antibiotico-resistenza sulla vita quotidiana delle persone?
Uno degli effetti immediatamente percepibili è la maggiore difficoltà nel trattare infezioni comuni come cistiti, bronchiti batteriche, otiti o infezioni della pelle. Queste condizioni, un tempo gestibili con un singolo ciclo antibiotico, oggi possono richiedere trattamenti più lunghi, farmaci più forti o addirittura ricoveri ospedalieri.
Un altro impatto tangibile è l’aumento delle recidive: infezioni che ritornano più spesso o che sembrano non guarire mai del tutto. Questo non solo peggiora la qualità della vita, ma obbliga le persone a periodi più lunghi di assenza dal lavoro, spese mediche aggiuntive e un maggiore carico emotivo. Senza contare che gli effetti collaterali degli antibiotici più “potenti” sono spesso più frequenti o intensi.

Ci sono categorie più a rischio, come bambini, anziani o persone immunodepresse?
Sì, esistono categorie che risultano significativamente più vulnerabili agli effetti dell’antibiotico-resistenza. I bambini, ad esempio, hanno un sistema immunitario ancora in via di maturazione e nei primi anni di vita sono frequentemente esposti a infezioni respiratorie, otiti, faringiti o infezioni gastrointestinali. Quando queste infezioni sono causate da batteri resistenti, curarle diventa più complicato: la terapia può essere meno efficace, richiedere più tempo, o comportare l’uso di antibiotici più invasivi. Nei casi più difficili, può essere necessario ricorrere all’ospedale, creando un impatto significativo sulla vita familiare.
Gli anziani costituiscono un’altra categoria particolarmente fragile. Con l’età, infatti, il sistema immunitario diventa meno efficiente (un processo chiamato immunosenescenza) e spesso sono presenti patologie croniche che rendono l’organismo meno capace di difendersi. Gli anziani, inoltre, sono esposti più frequentemente a ricoveri ospedalieri o strutture assistenziali, ambienti dove il rischio di incontrare batteri resistenti è maggiore. Anche l’eventuale presenza di cateteri, protesi o altri dispositivi medici rappresenta un fattore che favorisce le infezioni batteriche.
Le persone immunodepresse — come chi affronta un trattamento oncologico, chi soffre di malattie autoimmuni o chi assume farmaci immunosoppressori — sono forse la categoria più a rischio. Un’infezione che per un soggetto sano potrebbe essere facilmente contenuta, in questi casi può diventare rapidamente seria. La presenza di batteri resistenti rende tutto ancora più complesso: la risposta alle terapie è meno prevedibile e le complicanze sono più probabili.
È vero che in futuro potremmo non avere più antibiotici efficaci? Che cosa comporterebbe?
L’idea di un futuro senza antibiotici efficaci può sembrare drammatica, ma purtroppo è una possibilità reale riconosciuta dalle più importanti istituzioni sanitarie, come l’OMS e l’ECDC. Senza interventi adeguati, il mondo rischia di entrare in quella che viene definita “era post-antibiotica”. In pratica, potremmo ritrovarci nella stessa condizione in cui si trovavano i nostri bisnonni: un’epoca in cui una polmonite poteva essere fatale, una semplice infezione cutanea poteva diventare pericolosa e una ferita banale poteva trasformarsi in un problema grave.
Ma quali sarebbero le conseguenze concrete? Innanzitutto, interventi chirurgici oggi considerati di routine diventerebbero estremamente più rischiosi. Pensiamo a un cesareo, a un intervento ortopedico o a un’operazione estetica: senza antibiotici efficaci, qualsiasi complicanza infettiva diventerebbe molto difficile da trattare. Anche procedure mediche essenziali come la chemioterapia, la dialisi o il trapianto di organi richiedono antibiotici per proteggere da infezioni potenzialmente fatali.
Inoltre, infezioni comuni come tonsilliti, cistiti o otiti potrebbero tornare a essere problemi difficili da risolvere, richiedendo più tempo e più risorse. I ricoveri ospedalieri aumenterebbero, così come la necessità di terapie endovenose o isolate in reparti specializzati. L’impatto economico sulle famiglie e sul sistema sanitario sarebbe enorme.
Non tutto, però, è già deciso. Questa “era post-antibiotica” è uno scenario possibile, ma non inevitabile. Possiamo evitarla adottando comportamenti consapevoli: usare correttamente gli antibiotici, prevenirne l’uso tramite vaccinazioni e stili di vita sani, supportare la ricerca e contrastare la diffusione di ceppi resistenti con buone pratiche igieniche. Il futuro è nelle nostre mani.

Che rischi ci sono nel “fai da te”, ad esempio usare antibiotici avanzati o consigliati da amici?
L’automedicazione con antibiotici è uno dei comportamenti più pericolosi e diffusi, e rappresenta una delle principali cause dell’aumento dell’antibiotico-resistenza. Usare farmaci avanzati da una precedente terapia o, peggio, assumerli perché consigliati da un’amica o un familiare espone a rischi seri. Ogni antibiotico ha uno spettro d’azione preciso: è efficace solo contro determinati batteri e inutile contro altri. Assumere un antibiotico “a caso” significa quasi sempre usare quello sbagliato, lasciando che il batterio responsabile continui a moltiplicarsi indisturbato.
C’è poi il rischio delle dosi non corrette: comprimere o allungare i tempi della terapia, prendere una quantità insufficiente o assumere farmaci scaduti può facilitare la sopravvivenza dei batteri più forti, proprio quelli che poi diventeranno resistenti. L’automedicazione può anche mascherare i sintomi, ritardando una diagnosi corretta e portando a complicazioni più gravi. Inoltre, gli antibiotici non sono farmaci innocui: possono causare allergie, disturbi gastrointestinali, interazioni con altri medicinali o alterazioni del microbiota intestinale.
Un errore molto comune è assumere antibiotici per malattie virali, nella convinzione che possano “prevenire complicazioni”. È falso: non solo non prevengono nulla, ma aumentano la probabilità di resistenza. L’unico modo sicuro e corretto di assumere un antibiotico è farlo dopo una visita medica, che consente di stabilire se l’infezione è batterica e quale farmaco è più adatto. In un’epoca in cui gli antibiotici stanno diventando meno efficaci, il fai da te è un lusso che non possiamo più permetterci.
Quali sono le abitudini quotidiane che aiutano a proteggersi dalle infezioni?
La prevenzione delle infezioni passa attraverso una serie di comportamenti quotidiani semplici, economici e alla portata di tutti, che però hanno un impatto enorme sulla nostra salute. Uno dei più importanti è il lavaggio delle mani: con acqua e sapone, per almeno 30 secondi, prima dei pasti, dopo aver usato i mezzi pubblici, dopo essere stati in luoghi affollati o dopo aver tossito e starnutito. Un gesto banale, ma che da solo può ridurre fino al 40% la trasmissione di agenti infettivi.
Altrettanto importante è evitare di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani sporche, perché queste sono le principali “porte d’ingresso” dei microrganismi. Anche mantenere l’ambiente domestico ben aerato aiuta a ridurre la concentrazione di virus e batteri nell’aria, soprattutto nei mesi invernali.
Disinfettare periodicamente gli oggetti che tocchiamo più spesso — smartphone, telecomandi, mouse, interruttori — è un’altra abitudine utile e spesso sottovalutata. Così come adottare una buona igiene respiratoria: coprire bocca e naso con l’incavo del gomito quando si tossisce o starnutisce, usare fazzoletti monouso e smaltirli subito, evitare di frequentare luoghi affollati se si hanno sintomi influenzali.
Anche la vaccinazione rappresenta una forma essenziale di prevenzione: protegge da malattie che potrebbero portare a complicazioni batteriche e riduce la necessità di ricorrere agli antibiotici. Infine, mantenere un buon livello di idratazione, dormire a sufficienza e seguire un’alimentazione equilibrata completano il quadro delle abitudini quotidiane che possono veramente fare la differenza.
Tre comportamenti semplici e immediati che ognuno può adottare per contribuire a ridurre l’antibiotico-resistenza
La lotta all’antibiotico-resistenza non è un compito esclusivo di medici, ospedali e istituzioni: ogni persona può contribuire in modo significativo modificando alcune abitudini quotidiane. Tre comportamenti in particolare sono considerati fondamentali dai principali enti sanitari internazionali, perché rappresentano la base della prevenzione e dell’uso corretto degli antibiotici.
Il primo gesto, semplice e immediato, è assumere antibiotici solo quando prescritti da un medico, evitando completamente il fai da te. Questo significa non utilizzare farmaci avanzati da terapie precedenti, non accettare antibiotici consigliati da amici o familiari e non “pretenderli” durante la visita quando non sono necessari. Ogni antibiotico ha un bersaglio preciso e va usato solo per infezioni batteriche documentate o fortemente sospette.
Il secondo comportamento è completare sempre il ciclo di terapia per tutti i giorni indicati, anche quando i sintomi scompaiono. L’interruzione precoce favorisce la sopravvivenza dei batteri più resistenti e può portare a ricadute più difficili da curare. Completare la terapia significa eliminare del tutto il batterio, riducendo il rischio di selezionare ceppi pericolosi.
Il terzo comportamento riguarda la prevenzione delle infezioni, perché meno ci ammaliamo, meno abbiamo bisogno di antibiotici. Lavare le mani frequentemente, vaccinarsi, mantenere un buon stile di vita, coprirsi quando si tossisce e arieggiare gli ambienti sono azioni semplici ma potentissime. Ognuna di queste riduce la circolazione di virus e batteri, proteggendo non solo noi stessi ma anche chi ci sta accanto.
Questi tre gesti sono alla portata di tutti e rappresentano il fondamento di una strategia globale. In un mondo in cui gli antibiotici stanno perdendo efficacia, le azioni individuali hanno un valore enorme: ogni scelta responsabile contribuisce a salvaguardare la salute collettiva.
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