BOLOGNA – Le Banche di Credito Cooperativo dell’Emilia-Romagna rafforzano il proprio ruolo nel confronto sulle strategie economiche e sociali della regione. Il sistema del Credito Cooperativo è infatti tra i protagonisti del nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale, sottoscritto l’8 settembre da 59 organismi rappresentativi delle istituzioni, del mondo economico e delle parti sociali.
Tra i firmatari figura la Commissione Regionale ABI Emilia-Romagna, rappresentata dal vicepresidente Valentino Cattani, direttore della Federazione BCC dell’Emilia-Romagna.
Il nuovo accordo prosegue il percorso avviato con i Patti regionali del 2015 e del 2020, dedicati rispettivamente al lavoro e al clima, introducendo però un elemento ulteriore: l’economia sociale diventa parte strutturale della strategia di sviluppo dell’Emilia-Romagna.
Economia sociale e territorio: il ruolo delle BCC
L’introduzione dell’economia sociale assume una rilevanza particolare per il mondo del Credito Cooperativo, storicamente legato alle comunità e ai sistemi economici locali.
Le BCC operano infatti secondo un modello che mette in relazione attività bancaria, sostegno alle imprese, famiglie, sviluppo economico e coesione sociale. La prossimità ai territori diventa così uno degli elementi attraverso cui accompagnare le trasformazioni economiche che interessano l’Emilia-Romagna.
Un ruolo destinato ad assumere ulteriore importanza in una fase caratterizzata da transizione ecologica e digitale, cambiamenti demografici, nuove esigenze delle imprese, trasformazioni del mercato del lavoro e aumento delle disuguaglianze.
Imprese, lavoro, clima e welfare: le priorità del nuovo Patto
Il nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale nasce in un contesto profondamente diverso rispetto a quello di dieci anni fa.
Tra le sfide individuate figurano il calo demografico, la competitività del sistema produttivo, la qualità del lavoro, la transizione energetica e digitale, il diritto alla casa, la sanità e il contrasto alle disuguaglianze.
Il documento individua inoltre diverse direttrici strategiche, tra cui il sostegno alle filiere produttive e agricole, l’innovazione, la decarbonizzazione dell’economia, il rafforzamento del welfare e la valorizzazione delle aree interne e montane.
Temi sui quali anche il sistema bancario è chiamato a svolgere una funzione importante, attraverso strumenti finanziari e capacità di accompagnamento destinati a imprese e famiglie impegnate nei processi di trasformazione.
Fabbretti: «Crescita economica, coesione sociale e sviluppo delle comunità»
A sottolineare la coerenza tra gli obiettivi del nuovo Patto e la missione del Credito Cooperativo è Mauro Fabbretti, presidente della Federazione BCC dell’Emilia-Romagna.
«Il riconoscimento dell’economia sociale come elemento centrale delle politiche di sviluppo regionale rappresenta per noi un passaggio particolarmente significativo. Le BCC nascono e operano proprio con l’obiettivo di tenere insieme crescita economica, coesione sociale e sviluppo delle comunità».
Fabbretti evidenzia inoltre il patrimonio di conoscenza locale che il sistema cooperativo può mettere a disposizione del percorso regionale:
«Partecipare a questo percorso significa mettere a disposizione delle istituzioni la nostra conoscenza dei territori e contribuire, insieme agli altri attori regionali, alla costruzione di uno sviluppo realmente inclusivo e sostenibile».
Un modello di sviluppo fondato sulla collaborazione
La sottoscrizione del Patto conferma un modello di concertazione che da oltre dieci anni caratterizza le politiche di sviluppo dell’Emilia-Romagna, attraverso il confronto tra istituzioni, associazioni economiche, rappresentanze sociali e sistema finanziario.
L’obiettivo è affrontare in maniera coordinata trasformazioni che incidono direttamente sulla competitività delle imprese e sulla qualità della vita delle comunità.
Il presidente della Regione Michele de Pascale e il vicepresidente Vincenzo Colla hanno sottolineato come, con l’ingresso dell’economia sociale nel nuovo Patto, sviluppo, tutela dell’ambiente e coesione sociale vengano inseriti all’interno di una strategia comune, richiamando anche l’esigenza di ricucire il rapporto tra centri e periferie e tra pianura e montagna.
BCC e comunità, una presenza strategica per l’Emilia-Romagna
Per le BCC dell’Emilia-Romagna, la partecipazione al nuovo Patto rappresenta anche la possibilità di portare nel confronto regionale l’esperienza maturata quotidianamente a contatto con PMI, imprese agricole, professionisti, famiglie, cooperative ed enti del territorio.
In una fase nella quale transizione ecologica, innovazione tecnologica e cambiamenti sociali richiedono investimenti e nuove strategie, la capacità di coniugare credito, prossimità e conoscenza dell’economia locale può diventare uno degli strumenti per accompagnare lo sviluppo regionale.
Il nuovo Patto punta così a costruire un modello nel quale economia e società, innovazione e territorio, competitività e coesione non siano obiettivi contrapposti, ma componenti di una medesima strategia di crescita.
Per il Credito Cooperativo si tratta di un’impostazione che richiama direttamente la propria identità: una banca radicata nei territori che utilizza il credito anche come leva per lo sviluppo delle comunità.
(Nella foto di apertura, da sinistra, il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale; il direttore della Federazione Emilia-Romagna delle BCC, Valentino Cattani e il vicepresidente regionale, Vincenzo Colla).
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