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La sostenibilità nelle imprese: un modello per valutare lo stato di attuazione, fissare i KPI e definire le azioni da implementare

Da Confindustria Emilia Area Centro, insieme a Deloitte, è stato presentato un
innovativo modello di valutazione dello stato di sostenibilità delle imprese – sotto il
profilo del profitto, delle persone, dell’ambiente – che può diventare un punto di
riferimento per uniformarne la misurazione a livello nazionale. Partendo da una fotografia delle imprese del territorio, Confindustria Emilia Area Centro – che riunisce 3.400 imprese di 20 filiere del tessuto produttivo italiano – ha creato, grazie al lavoro svolto insieme a Deloitte, un modello di valutazione della sostenibilità che può essere un punto di partenza a livello nazionale. Rappresentando uno dei più importanti poli manifatturieri in Italia, attraverso questa iniziativa Confindustria Emilia Area Centro intende proporre un linguaggio
comune, un modello strutturato di analisi, su cui uniformare le diverse misurazioni sul fronte sostenibilità e comprendere le potenzialità che l’adozione di approcci sostenibili possano offrire alle aziende.
Il rapporto “La sostenibilità nelle imprese associate” si propone di fornire una panoramica dell’impatto economico, sociale e ambientale generato dalle imprese del territorio in ottica di promozione dello sviluppo sostenibile e stimolo per le misurazioni successive. L’indagine è stata svolta nel corso del 2022, analizzando i dati inerenti il 2021, e ha riguardato 93.700 dipendenti delle imprese associate (il 55% del totale), con un campione di aziende statisticamente significativo (pari a circa 100 aziende, che rappresentano le 20 filiere che compongono il sistema territoriale). Nel fotografare la rilevanza e l’attuale diffusione della sostenibilità Confindustria Emilia Area Centro si è posta l’obiettivo di definire alcuni indicatori di misurazione di riferimento per le imprese per promuovere azioni concrete. Le aziende che hanno partecipato all’indagine sono per il 65% di provenienza del mondo della manifattura e per il 35% dei servizi.
“Oggi sempre più spesso sentiamo parlare di sostenibilità, valore su cui le imprese sono chiamate a definire azioni mirate, e di misurazioni in grado di valutare le trasformazioni necessarie per adeguare i propri modelli di creazione e distribuzione del valore. Avere una maggiore consapevolezza dei propri impatti e identificare i rischi o le opportunità ad essi legati è il primo passo verso il cambiamento e un passaggio fondamentale per indirizzare il proprio business verso una crescita sostenibile e duratura.
Da qui siamo partiti qualche mese fa per mettere insieme un’analisi approfondita sulle nostre imprese e tracciare delle linea-guida sui parametri che possono essere utilizzati per misurare le azioni messe in campo”, ha dichiarato Valter Caiumi, Presidente Confindustria Emilia Area Centro. I principali indicatori emersi dalla ricerca
Il report si focalizza su tre ambiti – l’impatto economico, sociale e ambientale -, tre direttrici che possono orientare l’operatività delle imprese verso uno sviluppo sostenibile.
1. Il profitto e il valore distribuito sul territorio L’analisi si sofferma sugli investimenti effettuati dalle imprese: sono oltre 44,5 i milioni di euro che vengono investiti sul territorio, ripartiti in cultura (10%), salute (4%), sport (4%) e soprattutto investimenti sociali (82%).
Un altro indicatore del valore generato sul territorio è la distribuzione della catena di
approvvigionamento delle imprese: emerge una preponderante percentuale di fornitori italiani (85,7%, contro il 9,4% di fornitori all’interno dell’Unione Europea e il 4,9% extra UE).
2. Le risorse umane

In merito alla governance delle aziende, l’analisi indaga la composizione dei CDA delle imprese
mettendo in evidenza:
• Una spiccata presenza maschile (73%)
• Una distribuzione per età che vede la maggioranza di ultracinquantenni (66%), seguita dalla fascia 30/50 anni (29%), e una presenza ancora molto contenuta sulla fascia più giovane (solo il 5% ha meno di 30 anni).
La ricerca – il cui campione è rappresentato dal 44% da dipendenti donne – propone uno spaccato sulla diversità di genere e sulla stabilità della forza lavoro dipendente:
• Il 93% è inquadrato con un contratto a tempo indeterminato (di questi, circa il 43% è
rappresentato dal genere femminile)
• L’81% è occupato full-time (di cui il 34% sono donne)
• Permane ancora un divario tra uomini e donne nella piramide delle qualifiche professionali, in particolare nei ruoli dirigenziali (in cui l’81% è rappresentato dal genere maschile).
Inoltre, lo studio si sofferma sul tema della formazione e dello sviluppo del capitale umano, che ricopre un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle competenze e per rafforzare la competitività delle imprese: sono circa 1,3 milioni le ore di formazione erogate corrispondenti a più di 14 ore pro-capite. Infine, sul fronte sicurezza nei luoghi di lavoro, la ricerca evidenzia che il 32% delle imprese adotta su almeno 1 sito produttivo il Sistema di Gestione per la Salute e Sicurezza sul lavoro certificato secondo la norma UNI EN ISO 45001:2018.
3. Consumi energetici
Sul fronte dell’impatto ambientale, il rapporto analizza i consumi energetici delle imprese:
• Complessivamente, il consumo energetico totale si attesta su 13.346.133 GJ. Solo per il 3% (385.000 GJ) si tratta di energia proveniente da fonti rinnovabili
• Le imprese hanno registrato un totale in investimenti ambientali (come per esempio impianti fotovoltaici, impianti di auto-produzione energetica, interventi di efficientamento energetico) pari a 613.817.700 €
• Il 43% delle imprese ha adottato un Sistema di Gestione Ambientale certificato secondo la norma UNI EN ISO 14001:2015 su almeno 1 sito produttivo.
“Le attuali sfide che la società globale deve affrontare evidenziano la necessità per il mondo delle imprese di interrogarsi sul valore delle azioni in fatto di sostenibilità. Un sistema di governance aziendale declinato sulla responsabilità sociale d’impresa, che tenga conto degli impatti ambientali e sociali sul territorio, rappresenta una strategia per la creazione di valore così come per il rafforzamento della struttura dell’azienda nel lungo periodo. In questo approccio, l’identificazione di parametri di valutazione chiari, uniformi e coerenti è un elemento chiave a supporto dello sviluppo del percorso verso la sostenibilità”, ha concluso Caiumi.
***
Confindustria Emilia Area Centro è l’associazione di imprese nata nel 2017 dal percorso di integrazione tra le territoriali di Unindustria Bologna, Unindustria Ferrara e Confindustria Modena. Un’unica associazione capace di garantire maggiore rappresentanza a un territorio che si candida a essere il primo polo manifatturiero italiano e che, ad oggi, riunisce circa 3.400 imprese, per quasi 185mila dipendenti e un fatturato di oltre 193 miliardi di euro.

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