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Covid, Ausl Bologna: ‘È peggio della prima ondata’

Così all’ANSA Paolo Bordon, dg dell’Azienda Usl di Bologna. “Nella seconda ondata avevamo un picco di ricoveri che ci sembrava altissimo” ma era niente rispetto ad oggi. “Ora tra tutti gli ospedali della rete (Ausl, Sant’Orsola e privato accreditato) abbiamo 1160 persone ricoverate. Di queste 199 in terapia intensiva e subintensiva”, il doppio di novembre. “Abbiamo trasformato tutto il trasformabile ma il timore è che non ci basti ancora”. Oggi c’è una riunione Ausl su “altre aggiunte e riconversioni”.

Gli ospedali respireranno non prima di fine aprile – Per quanto riguarda i contagi, i nuovi casi di coronavirus, “siamo all’apice, siamo al picco tra oggi e domani. Non ci attendiamo un crollo ma un plateau. Il problema sono gli ospedali”, dove la “richiesta di ricoveri crescerà per almeno metà della prossima settimana. Ci aspetta ancora una settimana di grande passione”, sottolinea Bordon. “Ora ci sono 12mila persone positive a domicilio: se sviluppano sintomi con necessità di ricovero questo di solito avviene entro 7 giorni”. Quando torneranno a respirare gli ospedali? L’auspicio è per “fine aprile”.

Regole ignorate – L’ondata “violentissima” arrivata su Bologna Bordon la spiega così: “Non sono state rispettate le regole: i contagi avvengono per il 70% nei nuclei familiari, ad esempio durante cene che non si potrebbero fare”, il tutto amplificato dalla maggiore contagiosità di varianti come quella inglese. Quanto alla campagna di immunizzazione “facciamo il massimo coi vaccini che abbiamo. Mi piange il cuore, il problema è che sono pochi e abbiamo potenzialità di farne 3-4 volte quello che stiamo facendo. Abbiamo le squadre, la logistica, i luoghi ma non le dosi”. “È una corsa contro il tempo: solo se entro la fine dell’estate saranno vaccinati il più possibile evitiamo una quarta ondata“, “sono fiducioso”, dice Bordon.

Mancano anestesisti e infermieri – “Abbiamo per fortuna ospedali funzionali”, ma c’è un problema di personale: “Abbiamo implementato di molto tutto l’assumibile, compresi gli specializzandi” ma non basta. “Anestesisti non ce n’è, ne servirebbe un’altra ventina. Ci servirebbe anche una quarantina di infermieri” e “abbiamo problemi a reclutare Oss con contratti a tempo determinato”, dice Bordon.

Fuori non c’è la percezione della realtà in ospedale – “Fuori dagli ospedali non c’è più la percezione di quel che sta accadendo dentro. Adesso il mondo va avanti fuori, non dico nell’indifferenza, ma senza sapere quanto accade. Quello che vediamo non è mai accaduto nella storia dell’Ospedale Maggiore”. Dalle testimonianze di medici, infermieri che Bordon raccoglie, “colpisce il cambio del paziente tipo in questa fase”, dice Bordon, “medici di 45-50 anni ora ritrovano in corsia, intubati, ex compagni di scuola, di liceo. Non vedono più gli anziani delle Rsa, ora curano i coetanei”. L’impatto psicologico è forte, “sono professionisti straordinari ma c’è stanchezza, ecco perché è stato creato un forte supporto psicologico, in particolare per il personale impegnato nelle terapie intensive e subintensive”.

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