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Chiacchiere con Giorgio Camandona e l’approdo alla Sirio Academy  

Alta formazione e metodo d’insegnamento: nello “staff” della Sirio Academy c’è anche lui, il grande Giorgio Camandona.
Lui nasce a Genova ed inizia proprio nella sua città ad avvicinarsi alla danza e al canto. La sua passione per il teatro lo porta fino a Milano dove nel 2008 inizia a frequentare l’accademia di musical MTS. Si diploma nel 2010 e nello stesso anno viene scelto per l’ensemble de Il libro della giungla in cui è anche cover Mowgli. Sempre nel 2010 è assistente coreografo per Decameron con la regia di M. Simone e partecipa alla fiction Mediaset Non smettere di sognare. Dal 2012 ad oggi non fa che collezionare incarichi e successi uno dopo l’altro; basti pensare al 2019 quando firma le coreografie di Spring Awakening, produzione BSMT, regia M. Simone e partecipa, nel ruolo di Bobby, alla nuova versione di A Chorus Line prodotto da Stage Entertainment sotto la regia di Chiara Noschese. Oggi Giorgio è docente alla Sirio Academy e siamo andati a fare due chiacchiere con lui.
Come mai hai scelto proprio la Sirio Academy per insegnare?

Fondamentalmente ho scelto di appoggiare il Progetto di Sirio Academy perché a propormelo è stata una mia amica e collega fidata ( Altea Russo ) . Le relazioni nel nostro mestiere sono fondamentali e aiutarsi tra colleghi, soprattutto in questo periodo sta alla base del mio concetto di professionalitá e poi credo fortemente nella condivisione , quindi l’idea di poter rompere i confini geografici arrivando nelle case di studenti da tutta Italia condividendo la mia lezione , mi pare una bella cosa.

Qual’è, tra le tue tante esibizioni, una recente performance che ricordi con maggiore entusiasmo?
Ci racconti anche un aneddoto di questa esperienza teatrale?

Qualche anno fa , mentre ero in tour interpretando Peter Pan , abbiamo fatto una replica al Brancaccio di Roma , interamente dedicata all’ ASSOCIAZIONE Peter Pan, che a Roma offre alloggi per genitori di bambini con patologie oncologiche .

Il Teatro era pieno di piccoli “bimbi sperduti” che mi guardavano e sognavano con e grazie a me e alla storia che stavamo mettendo in scena … Quando è arrivato il momento della famosa scena de “la fata” in cui Peter piange disperato perché Trilly, la sua fata, rischia di morire …Ricordo di aver compreso profondamente la responsabilità che avevo in quel momento nel fare il mio mestiere, che non è solo BALLARE CANTARE E RECUTARE … Ma è qualcosa di più , a volte tocchiamo la sensibilità del pubblico e questo è l’aspetto che poi amo del mio mestiere.
Danza e canto. Quando hai realizzato che era più di una passione e sarebbe diventato il tuo mestiere?

Quando ho incontrato Mauro Simone, mio marito, che mi ha raccontato dell’esistenza di accademie professionali che formano gli artisti con la stessa cura con cui un ingegnere si forma all’università.

Secondo te qual’è la cosa principale che va insegnata ai ragazzi e agli adulti interessati ad intraprendere e ad imparare appunto discipline quali il canto, la danza o la recitazione.

La curiosità e l’ascolto .

La Curiosità è quella cosa che ci permette di evolverci, come artisti e come persone. E che ci spinge fuori dalla nostra zona di comfort. 

L’ascolto è ciò su cui è costruito il nostro mestiere: dobbiamo stare in ascolto in scena dei nostri colleghi, compagni di viaggio, e sopratutto, l’ascolto è quella cosa che permette ad un artista di comprendere le gerarchie, il rispetto, la professionalità con cui muoversi e costruirsi una carriera duratura.

Hai dei progetti in cantiere che vorresti anticiparci?
Vorrei avere tantissimi progetti, ma per ovvi motivi l’attività performativa è in stand-by per tutti, siamo in attesa che qualcosa cambi .
Ho appena “lanciato” insieme ad altri amici colleghi un progetto a cui tengo moltissimo ovvero una piattaforma che propone esperienze formative e di condivisione con artisti provenienti da Broadway. Credo che “creare rete” sia la mia missione in questo momento, per far sentire meno isolati tutti quei fantastici artisti appena diplomati o neo professionisti che non riescono a trovare sfogo a tutto quello che hanno studiato. Vorrei tentare, con questo progetto, a farli sentire meno soli e più motivati.

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