
Il ricordo di Loredana Mendicino: dall’informazione libera a Notizie Oggi e Linea Sera, il volto di una televisione fatta di confronto, ascolto e rapporto diretto con il pubblico.
di Loredana Mendicino
Si è spento oggi, lunedì 22 giugno 2026, all’età di 81 anni, Vito Monaco, giornalista, conduttore televisivo e per molti anni direttore responsabile delle testate giornalistiche di Canale Italia. Per chi lo ha seguito in televisione era una presenza familiare, autorevole, spesso pungente; per chi ha avuto il privilegio di lavorargli accanto era semplicemente il Direttore. O, come molti lo chiamavano con affetto e rispetto, “il Professore”.
Nato a Sanmichele di Bari il 21 maggio 1945, dopo la maturità classica conseguita a Putignano, Monaco si era trasferito a Padova, dove si era laureato in Lettere e Filosofia. Prima dell’approdo al giornalismo e alla televisione aveva insegnato negli istituti del territorio padovano, portando poi anche davanti alle telecamere quel tratto da docente, analitico e diretto, che sarebbe diventato una delle sue cifre riconoscibili.
Nel 1994 era stato nominato direttore responsabile delle testate giornalistiche, prima di Serenissima TV e poi di Canale Italia, emittente alla quale il suo nome è rimasto profondamente legato. Nel corso della sua carriera è stato insignito delle onorificenze di Cavaliere, Ufficiale e Commendatore della Repubblica Italiana.
Il grande pubblico lo ricorda soprattutto per programmi come Calciolandia, Notizie Oggi e Notizie Oggi – Linea Sera: trasmissioni che, negli anni, hanno costruito un rapporto diretto con i telespettatori di tutta Italia, dal Veneto all’Emilia-Romagna, fino al pubblico nazionale raggiunto attraverso il digitale terrestre, il satellite e lo streaming. Monaco non concepiva la televisione come un monologo calato dall’alto, ma come un luogo di confronto: talvolta acceso, talvolta scomodo, sempre vivo.
In una lunga intervista che ebbi modo di realizzare con lui, raccontava Notizie Oggi come “una sorta di rassegna stampa data in pasto all’opinione pubblica”, uno spazio nel quale chi seguiva il programma poteva telefonare, intervenire, esprimere la propria opinione, raccontare difficoltà personali e sociali. Durante gli anni della pandemia, spiegava, molte persone chiamavano in diretta non solo per commentare le notizie, ma per condividere paure, solitudine, problemi economici, il peso psicologico di un Paese attraversato da divisioni profonde.
Era questo, forse, uno degli aspetti più significativi del suo modo di fare televisione: la consapevolezza che dietro ogni tema pubblico ci fossero persone reali. Non numeri, non categorie, non etichette. Persone.
A Linea Sera, invece, Monaco affidava il compito dell’approfondimento: ospiti in studio o in collegamento, professionisti provenienti da ambiti diversi, medici, economisti, avvocati, imprenditori, politici, saggisti. Il suo obiettivo dichiarato era dare spazio a posizioni differenti, anche quando questo significava esporsi alle critiche o essere collocato, troppo frettolosamente, dentro una definizione. Lui respingeva le etichette. Preferiva il confronto.
“Ho voglia di dare spazio a tutti, perché il confronto è costruttivo”, mi disse. Una frase che oggi, nel tempo delle semplificazioni brutali e delle tifoserie permanenti, suona quasi come un manifesto professionale.
Monaco sapeva che il dissenso può creare rumore, ma distingueva il confronto dalla rissa. Non amava gli scontri urlati, pur sapendo che spesso fanno audience. Era convinto che l’informazione dovesse restare libera, non addomesticata, capace di raccogliere voci diverse senza trasformarsi in una passerella di supponenza.
“La gente ha un bisogno estremo di verità e semplicità di espressione”, diceva. E aggiungeva che il successo televisivo nasce dalla capacità di creare, con il pubblico, una corrispondenza di “amorosi sensi”, citando Foscolo con quella naturalezza che apparteneva alla sua formazione classica e al suo modo colto, ma mai inutilmente ostentato, di comunicare.
Nel suo pensiero, la semplicità non era banalità. Era rispetto. Significava parlare a tutti senza abbassare il livello, spiegare senza umiliare, condurre senza ergersi a giudice assoluto. “La supponenza non dovrebbe appartenerci”, sosteneva. Una lezione che resta, soprattutto in un tempo in cui il giornalismo rischia spesso di confondere autorevolezza e arroganza.
Per me, Vito Monaco è stato anche questo: una figura con cui ci si poteva incontrare, scontrare, confrontare; un uomo di televisione con un’idea precisa del mestiere, un direttore capace di lasciare un segno anche attraverso le sue spigolosità, le sue convinzioni, la sua dedizione assoluta al lavoro e alla famiglia.
Oggi Canale Italia perde uno dei suoi volti più riconoscibili. Il mondo dell’informazione televisiva perde una voce che, per decenni, ha accompagnato mattine e serate di approfondimento. Il pubblico perde un conduttore capace di parlare in modo diretto, riconoscibile, senza rinunciare al confronto. Chi ha lavorato con lui perde un riferimento, un pezzo di storia professionale, una presenza che non sarà semplice sostituire.
Restano le sue trasmissioni, le parole, le battaglie, le telefonate dei telespettatori, le discussioni in studio, quella sua idea di televisione come luogo aperto, imperfetto, ma vivo.
Grazie Direttore.
È stato un onore lavorare al tuo fianco.
Loredana Mendicino
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