Mentre la politica si accapiglia su ius scholae e integrazione a tavolino, in Romagna spunta un modello di collaborazione silenziosa. Musulmani, cattolici ed evangelici insieme per dar da mangiare agli ultimi. Senza bandiere, solo col portafogli e i fornelli.
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Cโรจ una Rimini che non dorme, e non รจ quella della movida sfrenata o dei talk show estivi sotto lโombrellone. ร la Rimini che si sveglia alle sei del mattino con il cuore ancora gonfio per quello che, in tempi di muri alzati e identitร sbandierate come clave, appare a tutti gli effetti come un piccolo miracolo laico. O meglio, un miracolo di fede pratica.
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I fatti, nudi e crudi, superano ogni retorica sullโintegrazione forzata. La scena รจ questa: la comunitร macedone locale, guidata dal proprio Imam, decide di non limitarsi alla preghiera e mette mano al portafogli. Raccolgono fondi, comprano cibo, aprono le porte della moschea. Ma non finisce qui. Perchรฉ quel cibo non viene consumato “in casa”, in un isolamento autoreferenziale.
Il testimone passa alla Chiesa Evangelica, che accende i fuochi, prepara i pasti e organizza le cucine. Infine, entra in gioco lโUnitร di strada โ l’avamposto cristiano che ogni giorno sfida il degrado โ per la distribuzione materiale ai disperati che popolano le notti riminesi.
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In unโunica sera, sotto lo stesso cielo romagnolo, musulmani, cristiani cattolici ed evangelici hanno smesso di essere categorie sociologiche per diventare braccia tese. Mentre a Roma si discute di massimi sistemi, a Rimini si abbatte il muro del pregiudizio a colpi di cene solidali.
“ร stata la piรน grande dimostrazione che la nostra cittร รจ differente”, racconta Goar Vardanyan, l’anima pulsante dietro questa macchina della solidarietร che da dicembre scorso organizza cene per i senza fissa dimora e le famiglie in difficoltร per il “Cuore per la Romagna”. Accanto a lei, una rete fittissima di albergatori, ristoratori e panifici locali, oltre al braccio destro Cav. Ennio Stocco, collaboratore instancabile in questa impresa. “Vedere cristiani e musulmani collaborare in un momento cosรฌ delicato, proprio durante il Ramadan e mentre il mondo รจ martoriato dalle guerre, รจ stato straordinario”, spiega la Vardanyan. “Demolisce anni di preconcetti”.
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Il punto รจ proprio questo: l’integrazione non si fa con i decreti o con le prediche progressiste, ma con la condivisione di un obiettivo concreto. Se lโImam macedone e il pastore evangelico riescono a trovare una sintesi operativa per sfamare gli ultimi, forse la strada per una convivenza civile non passa dalle concessioni ideologiche, ma dal riconoscimento di un dovere comune verso il prossimo.
Rimini, spesso dipinta come la capitale del divertimento effimero, si riscopre laboratorio di unโinterazione che non chiede permessi alla politica. Un esempio di “forza e coraggio” che sfida lo scetticismo generale e dimostra che, quando si tratta di fame e di dignitร umana, le etichette possono anche restare in tasca. Resta da vedere se questa “eccezione riminese” resterร un caso isolato o se diventerร una lezione per un Paese troppo spesso diviso da steccati invisibili ma pesantissimi.
L.M.ย
Scopri di piรน da Gazzetta dell'Emilia Romagna
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