Le esportazioni in Emilia Romagna di beni in valore cresceranno oltre il 7%, bilanciando quanto “perso” lo scorso anno . Un recupero che consentirà di mantenere stabile la propria quota di mercato anche nel 2025. e la dinamica delle vendite all’estero si manterrà, anche per i prossimi tre anni.
Quest’anno rimarrà invece soltanto limitato il recupero dell’export di servizi , maggiormente colpito, specie nella componente del turismo dalla perseverante incertezza. La vera e propria ripresa avverrà solamente nel 2026.I beni di consumo quest’anno non riusciranno ancora a recuperare completamente, complici le continue difficoltà in alcuni comparti, in parte bilanciate dalle previsioni lievemente più favorevoli per altri consumi e prodotti in legno. Mantenendo una quota importante sull’export , i beni di investimento supereranno i valori del 2023/24, sulla spinta di apparecchi elettrici e meccanica strumentale, che beneficeranno dei piani di rilancio varati da diversi partner commerciali. Anche in un anno segnato dalla crisi geopolitica e dalla crisi economica che ne è seguita, l’agroalimentare nel 2024 rispetto ad altri settori, ha tenuto sui mercati esteri registrando addirittura un incremento dell’1,7%, sebbene con andamenti molto differenziati a livello merceologico. Gli effetti della crisi che si è riversata anche sulla filiera Horeca. sono stati infatti in parte contenuti dall’aumento della spesa per i consumi domestici nonché dal maggiore impiego di soluzioni di food delivery. ll Made in Italy gioca un ruolo fondamentale, trainando la crescita dell’export agroalimentare, grazie all’ottima performance di prodotti come la pasta, le conserve di pomodoro e l’olio di oliva. L’UE si conferma l’area più importante per le esportazioni agroalimentari , seguono Nord America e Asia. Il valore dell’export nel mercato agroalimentare è in continua evoluzione così come il suo peso sul totale dell’export , che aumenterà dell’11% nel 2025 rispetto allo scorso anno. L’agroalimentare è infatti il comparto che ha risentito meno della crisi. Le vendite all’estero per l’anno in corso sono infatti previste in crescita. Ma a presiedere la ripresa del settore agroalimentare sono anche i cambiamenti di consumo. Nel 2026 si mangerà più italiano e biologico: è cambiata la relazione dei consumatori con il cibo; è in corso una primaria attenzione per la salute e l’ambiente, con una propensione per il cibo italiano, biologico e locale. Entro il 2026 si prevede un ritorno a ritmi di sviluppo accelerati per gli scambi mondiali. Fra i segmenti più dinamici si evidenziano l’export dei servizi di hospitality che saranno sarà guidati dai comparti Caffe e macchine, panificazione e pasticceria. Parole, località, denominazioni e ricette che richiamano l’Italia usate impropriamente, alimentano in maniera esponenziale il fenomeno dell’Italian Sounding. La crisi geopolitica ed economica all’inizio ha rallentato il commercio internazionale e ciò ha incrementato la domanda estera di Italia per valori importanti. Da alcune stime gli alimenti taroccati superano il doppio delle esportazioni agroalimentari Made in Italy .I dati raccolti dalle Dogane sui danni prodotti stimano ormai in 100 miliardi il valore di vini, formaggi,salumi, olii, pomodori taroccati in vendita nel mondo. A subire maggiormente il fenomeno dell’imitazione sono soprattutto DOP e IGP, le eccellenze italiane più richieste dai consumatori stranieri. Alcune regole sono state emanate per ridurre il fenomeno, come il regolamento UE 1169/2011 che sancisce che l’informazione di origine di un prodotto debba essere indicata nell’etichetta.
Francesco Megna
Responsabile Commerciale in Banca
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