RIMINI, LA RISCOSSA DELLA SPINA AL BEER AND FOOD ATTRACTION: ALTRO CHE METAVERSO, L’ITALIA REALE PARTE DAL BANCONE

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Di Loredana Mendicino

RIMINI – Se il buongiorno si vede dal mattino, la prima giornata di Beer and Food Attraction 2026 non è stata un’alba, ma un’esplosione solare. Tra i padiglioni della Fiera di Rimini, dove il profumo del luppolo sfida la sapidità del ready-to-eat, è andato in scena il primo atto di un rito collettivo che somiglia sempre meno a un evento di settore e sempre più a un manifesto di resistenza culturale. Perché qui, tra un boccale di artigianale e una tartare gourmet, non si scambia solo business: si celebra l’identità.

Alchimia e ingegno: il bar non è un sussidio, è un laboratorio di libertà

Mentre i profeti di sventura continuano a raccontarci un’Italia rintanata nel metaverso, Rimini risponde con la fisicità di un brindisi. Il debutto di ieri ha sancito il sorpasso della realtà sulla finzione: il settore del beverage vale ormai oltre 10 miliardi di euro, ma la vera notizia è l’anima. La novità assoluta, quella Mixology Attraction che ha debuttato con il botto, ci dice che il bar non è più il rifugio del dopolavoro, ma un laboratorio di ingegno. Abbiamo visto bartender maneggiare alambicchi come alchimisti del Rinascimento, trasformando il rito dell’aperitivo in una forma d’arte che non accetta compromessi.

Dalla “zero alcol” all’oro dei piccoli produttori: la sovranità del gusto

E poi c’è il dato che fa riflettere: l’impennata delle birre analcoliche. Qualcuno storcerà il naso, ma la verità è che il mercato sta premiando la libertà. Scegliere una “zero-alcohol” non è più una punizione per chi guida, ma una scelta di lifestyle. È il segno di un’Italia che vuole godersi la vita senza per forza perdere la bussola. Eppure, il cuore pulsante resta lì, nei padiglioni dedicati alle Craft Beer, dove il piccolo produttore sfida i giganti con la forza delle proprie idee e di quell’acqua che, sapientemente fermentata, diventa oro liquido.

Meno poltrone e più spine: la lezione di concretezza che arriva dal boccale

In questo primo giorno abbiamo visto facce stanche ma occhi vivi. Chef della FIC (Federazione Italiana Cuochi) che difendono la nostra bandiera a colpi di padella, e imprenditori che, nonostante i rincari e le tempeste burocratiche, continuano a investire. È l’Italia che ci piace: quella che non aspetta il sussidio, ma accende i motori (e le spine).

Osservando la folla che si accalcava tra gli stand, viene da pensare che, se la politica avesse la metà della concretezza che si trova in un boccale di buona lager, saremmo già la prima potenza mondiale. Invece, ci accontentiamo di essere i migliori a tavola, il che, ammettiamolo, è comunque una consolazione non da poco.

Del resto, se il mondo è diventato un posto difficile da digerire, forse è perché non è stato accompagnato dalla giusta gradazione alcolica. Come diceva qualcuno di molto più saggio di noi, la birra è la prova che Dio ci ama e vuole che siamo felici. E a giudicare da come è andato questo primo giorno a Rimini, il Paradiso può attendere: abbiamo ancora troppi fusti da svuotare.

[L.M. ]


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