Confindustria Emilia-Romagna riunisce imprese, istituzioni e ricerca per discutere il futuro del distretto biomedicale, primo in Europa e terzo nel mondo. Appuntamento il 20 maggio, data simbolica: l’anniversario del sisma del 2012.
Il 20 maggio 2026 Mirandola torna al centro del dibattito industriale italiano. La città modenese, cuore pulsante del più importante distretto biomedicale d’Europa, ospiterà il convegno «Emilia-Romagna motore d’innovazione. Futuro e competitività del distretto biomedicale», organizzato da Confindustria Emilia-Romagna, Confindustria Dispositivi Medici e Confindustria Emilia area Centro, in collaborazione con EY.
L’incontro segna anche la conclusione del mandato di Annalisa Sassi alla Presidenza di Confindustria Emilia-Romagna: un appuntamento che diventa dunque occasione di bilancio e di rilancio strategico, in uno dei territori industriali più vitali del Paese.
«Sono le imprese a creare lavoro, coesione sociale e crescita economica e culturale. In un Paese privo di materie prime, è la capacità di creare e innovare a generare benessere e sviluppo.»
Mirandola: la Silicon Valley italiana del biomedicale
La scelta di Mirandola come sede non è casuale. Il distretto biomedicale mirandolese è un caso di eccellenza industriale che non ha paragoni nel panorama italiano e pochi nel contesto europeo: è il primo polo del settore in Europa e il terzo nel mondo, dopo Minneapolis e Los Angeles.
Un agglomerato di oltre 300 imprese, il 75% di medie e grandi dimensioni, per un totale di circa 5.000 addetti specializzati nella progettazione, produzione e distribuzione di dispositivi medici — dalla dialisi alla nutrizione parenterale, dalla cardiochirurgia ai presidi per la rianimazione. Una filiera completa, che include lavorazioni meccaniche di precisione, assemblaggi in camere bianche, sterilizzazione e logistica specializzata.
Competitività e futuro: i temi al centro del dibattito
Il convegno sarà dedicato ai fattori di competitività della regione e alle priorità strategiche per i territori emiliano-romagnoli. Al centro del dibattito, il ruolo delle imprese come generatrici di coesione sociale oltre che di ricchezza economica: un principio che il distretto di Mirandola incarna da oltre cinquant’anni, dimostrando come in un’economia priva di risorse naturali sia l’ingegno imprenditoriale — combinato con la ricerca e la formazione — a fare la differenza.
Il distretto di Mirandola nasce negli anni Sessanta dall’intuizione di Mario Veronesi, un farmacista che intuì le potenzialità del mercato dei dispositivi monouso per uso medico. Da quella scintilla è cresciuto un polo che oggi dialoga con i mercati di tutto il mondo, dall’Europa agli Stati Uniti, dall’Asia all’America Latina.
La collaborazione strutturata con università, centri di ricerca e grandi gruppi internazionali ha consentito al distretto di restare al passo con le trasformazioni tecnologiche più rapide: automazione, robotica, digitalizzazione dei processi produttivi, materiali biocompatibili di nuova generazione. L’ITS Biomedicale di Mirandola, potenziato con oltre 2,5 milioni di euro di fondi PNRR nel triennio 2024–2026, è oggi il luogo dove si forma la prossima generazione di tecnici specializzati: oltre l’86% dei diplomati trova lavoro entro un anno dalla fine del corso.
Non mancano le notizie positive anche sul fronte occupazionale: LivaNova, uno dei principali datori di lavoro del distretto con circa 1.300 dipendenti, ha annunciato la trasformazione a tempo indeterminato di 150 lavoratori nel corso del 2026 e la costruzione di un nuovo stabilimento con camera bianca da 2.000 mq.
La data del convegno non è scelta a caso. Il 20 maggio è l’anniversario della prima scossa del terremoto che nel 2012 colpì duramente il territorio modenese, mettendo in ginocchio stabilimenti, capannoni e comunità. L’Emilia-Romagna seppe rialzarsi con una velocità che stupì l’intero Paese: già nel 2014 il distretto aveva abbandonato la cassa integrazione, e tra il 2015 e il 2016 il 90% delle aziende biomedicali era tornato a pieno regime, con produzione in crescita rispetto ai livelli pre-sisma. Un modello di resilienza che è diventato paradigma per la gestione delle crisi industriali.
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