Il 21 Settembre si celebra la giornata Mondiale dell’Alzheimer, evento istituito nel 1994 dall’OMS e all’Alzheimer Disease International con l’obiettivo di sensibilizzare e informare la collettività, contribuendo a migliorare la vita delle persone affette da questa malattia e delle loro famiglie.
Cos’è la malattia di Alzheimer
La Demenza di Alzheimer: è la più comune causa di demenza e insorge, soprattutto, dopo i 60 anni ma in alcuni casi può insorgere anche prima. Nel cervello- spiega la dottoressa Beatrice Casoni Psichiatra presso Poliambulatorio Medico Odontoiatrico Erresse di Ferrara- avviene un accumulo di sostanze neurotossiche, tra cui la più conosciuta è la proteina amiloide, che interrompono la comunicazione tra le cellule cerebrali. L’andamento è lento e progressivo in circa 10-15 anni e i sintomi più comuni sono la perdita di memoria a breve termine, la confusione, il disorientamento, i problemi di linguaggio e i sintomi depressivi.
Generalmente con l’età che avanza è comune un lieve declino delle capacità cognitive per cui può essere normale qualche piccolo problema di memoria come dimenticare dove sono state messe le chiavi o non ricordare immediatamente qualche nome che verrà in mente poco dopo, così come può essere più difficoltoso imparare cose nuove. Tutto questo fa parte di un processo, come abbiamo detto fisiologico, perché non influisce sostanzialmente con la qualità della vita e non compromette l’autonomia della persona.

(La dottoressa Beatrice Casoni specialista in Psichiatria)
Quali sono i sintomi e i campanelli d’allarme?
Esistono, purtroppo, invece sintomi a cui prestare attenzione perché potrebbero essere la spia di un declino cognitivo patologico. In particolare:
–deficit di memoria importanti come non ricordare dove sono gli oggetti di valore o il nome dei propri cari, o ancora ripetere di continuo le stesse cose
–difficoltà a riconoscere le persone che si frequentano abitualmente
–alterazioni del comportamento
–l’insorgenza, improvvisa, di deliri di gelosia o sintomi paranoici
–l’insorgenza di sintomi depressivi in età avanzata e che non rispondono ai trattamenti
–perdita dell’orientamento in luoghi conosciuti
–perdita di interesse per attività abituali come tenere in ordine la casa, lavarsi, pettinarsi o vestirsi in modo adeguato
–difficoltà nei compiti più complessi come ad esempio preparare da mangiare
Questi sono alcuni dei sintomi per cui è importante rivolgersi al proprio medico o ad uno specialista per valutare l’opportunità di effettuare accertamenti.

Chi è più a rischio?
Ci sono alcuni fattori che aumentano le probabilità di sviluppare l’Alzheimer:
Età: più si invecchia, più aumenta il rischio
Familiarità: avere parenti con la malattia può incidere, in particolare genitori e fratelli.
Stile di vita: fumo, sedentarietà, dieta poco sana, isolamento sociale
Malattie cardiovascolari: pressione alta, diabete, colesterolo alto
Si può prevenire?
Non si può evitare del tutto, ma è possibile ridurre il rischio adottando abitudini sane:
-Fare movimento regolarmente
-Mangiare in modo equilibrato (ad esempio con la dieta mediterranea)
-Allenare la mente con letture, giochi, relazioni sociali
-Dormire bene
-Controllare pressione, zuccheri e colesterolo
Uno stile di vita sano aiuta il cervello a restare attivo più a lungo.

Esiste una cura?
Purtroppo, non esiste ancora una cura definitiva per l’Alzheimer. Ma oggi ci sono trattamenti che possono rallentare la progressione della malattia e migliorare la qualità della vita.
Ad oggi abbiamo a disposizione alcuni farmaci che possono rallentare l’evoluzione della patologia, utilizzati soprattutto nel M.di Alzheimer come rivastigmina, donezepil, memantina a cui si possono associare farmaci sintomatici per i disturbi concomitanti come ansia, depressione, agitazione psicomotoria. Negli ultimi anni la ricerca si sta concentrando sullo sviluppo di anticorpi monoclonali che possano aggredire la proteina amiloide mantenendo le funzioni cognitive il più a lungo possibile. Recentemente l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha espresso parere positivo sull’immissione in commercio di lecanemab, anticorpo monoclonale diretto contro la proteina amiloide, per il trattamento della malattia di Alzheimer in fase precoce, caratterizzata da compromissione cognitiva lieve e demenza lieve. Negli Stati Uniti l’FDA ha approvato anche un altro anticorpo monoclonale, il donanemab.
Tutto questo ci dà una grande speranza, tuttavia le restrizioni sono ancora diverse oltre ad essere necessario un attento monitoraggio in quanto questi farmaci possono causare effetti collaterali, tra cui edema cerebrale e microemorragie.
Altre attività utili per rallentare la progressione della malattia sono:
Stimolazione cognitiva: esercizi per mantenere attiva la mente fatta con l’aiuto di uno specialista neuropsicologo
Attività fisica e socializzazione: fondamentali per il benessere generale
Supporto psicologico per pazienti e familiari
Negli ultimi anni è stato individuato anche il trattamento di stimolazione magnetica transcranica che, secondo gli studi, ha dimostrato di rallentare la progressione della malattia in stadio lieve-moderato. La stimolazione non invasiva e non dolorosa del cervello attraverso campi elettromagnetici ha dimostrato di rallentare il declino cognitivo e mantenere più a lungo l’autonomia dei pazienti.
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